G. PASCOLI: “Il gelsomino notturno”

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.

Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento…

È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

New York Subway by Hilda Morley

The beauty of people in the subway
that evening, Saturday, holding the door for whoever
was slower or
left behind
                   (even with 
                   all that Saturday-night
                   excitement)
& the high-school boys from Queens, boasting,
joking together
proudly in their expectations
& power,       young frolicsome
bulls,
          & the three office-girls
each strangely beautiful,             the Indian
with dark skin & the girl with her haircut
very short and fringed, like Joan
at the stake,             the corners
of her mouth laughing
                                 & the black girl delicate
as a doe, dark-brown in pale-brown clothes
& the tall woman in a long caftan, the other day,
serene & serious        & the Puerto Rican
holding the door for more than 3 minutes for
the feeble, crippled, hunched little man who
could not raise his head, 
                                      whose hand I held, to
help him into the subway-car—
                                                    so we were
joined in helping him               & someone,
seeing us, gives up his seat, 
                                             learning
from us what we had learned from each other.

L’invetriata by Dino Campana

La sera fumosa d’estate
Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? c’è
Nella stanza un odor di putredine: c’è
Nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è,
Nel cuore della sera c’è,
Sempre una piaga rossa languente.